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Raccomandati e raccomandanti: racconto di un caffè all'avellinese
* *Le serve una mano, sa come sono i contratti di oggi. Ha studiato e viene sottopagata, sfruttata. Veda Lei cosa può fare. E dall’altra parte una tranquillizzante pacchettina sulla spalla Stia tranquilla, chiamerò l’amico "x" per parlare della pratica "y" in modo da vedere se c’è un posticino per "z".
Racconti di un pomeriggio tipico in una città postdemocristiana dove la raccomandazione, meglio conosciuta ad Avellino come la meno nobile “botta”, continua a farla da padrone. Si, perché la ‘spintarella’ va oltre le logiche economiche mondiali, non c’è crisi che tenga, precariato che possa frenarla, politica della meritocrazia che possa contrastarla. No, in questa città, che pur fa parte di questo mondo, la raccomandazione la si continua a chiedere, anche a chi non occupa più i posti che contano. Costume mal digerito da alcuni, abusato dai più, tutto sommato aveva un senso quando la richiesta arrivava, magari accompagnata da un bell’agnellino o da una pizza chiena made in casa giusto per restare in clima prepasquale, ad uno di quei politici che dall’Irpinia del profondo Sud “comandavano” l’Italia intera.
Se prima l’aspirazione era elemosinare un posto in banca o nelle fabbriche sorte come funghi nel post terremoto, oggi, cambiato il mercato di lavoro e con esso le tipologie di impiego, cambia pure la varietà delle richieste.
E capita così che il caffè zuccherato di una pausa pranzo mai iniziata in un infinito sabato di lavoro, diventi più amaro della sconfitta dell’Avellino a Palermo. Bastano pochi minuti per vedere entrare in un bar il politico che conta(va), e ad attenderlo una gentile signora con figliola al seguito e curriculum vitae sotto il braccio. E’ quel “non si preoccupi, me la vedo io” finale che il caffè te lo fa andare di traverso. Perché in quei pochi minuti ti passano davanti i sacrifici di una vita: gli anni di studio al liceo, poi l’Università con i suoi 3+2, la doppia tesi. E in contemporanea i lavoretti per arrangiare, le amicizie e gli svaghi sacrificati, fino alla compilazione del tuo curriculum vitae per poter finalmente iniziare a ricevere decine e decine di mail, fax, raccomandate, strette di mano e arrivare a sognare anche di notte il fatidico le faremo sapere. Pochi minuti e ti passa davanti la vita, con rabbia e fierezza allo stesso tempo. Perché per fortuna, ed è bene ricordarlo e ricordarselo allo stesso tempo, non tutti in questa città siamo rimasti schiacciati dall’ombra della Balena Bianca. La ‘botta’ o ‘spintarella’ o raccomandazione sarà ancora la regola per la stragrande maggioranza delle persone, ma non per tutti. Ed è con questa convinzione che il tuo caffè torni a sentirlo dolce, lo bevi, paghi, saluti e torni al tuo interminabile sabato di lavoro sudato, guadagnato, 'umile ma onesto' alla Troisi maniera, ma certamente meritato.

redazione Il Ciriaco
(domenica 6 aprile 2014 alle 10:28)
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