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Dallo scontro alle sfide. L'Irpinia cambierà verso?
* *Il processo era già in atto da qualche tempo, ma se fossimo ostinatamente alla ricerca di una data potremmo dire che a Nusco, da sindaco del suo paese, Ciriaco De Mita ha chiuso un capitolo di una storia politica cominciata nel 2008. L’occasione era quella giusta, l’oggetto della discussione lo imponeva e lui non si è tirato indietro. L’epoca della contrapposizione frontale, dello scontro anche brutale consumatosi nel governo degli enti, dopo campagne elettorali stracolme di veleni, va in archivio e cede il passo alla responsabilità di cogliere la grande opportunità di crescita che sta di fronte all’Alta Irpinia. Il territorio, scelto dalla Regione, come area pilota per un nuovo modello di sviluppo, è un obiettivo irrealizzabile se dovessero permanere veti e sospetti. Ancor più lo sarebbe se si immaginasse di dar corpo al percorso anteponendo il municipalismo all’interesse generale. De Mita lo ha ricordato ai suoi colleghi amministratori, molti esponenti di quel Pd spesso oggetto delle sue invettive, senza derogare dalla stella polare della ricostruzione delle comunità. La politica che riscopre la sua dimensione umana è, nella riflessione di De Mita, un punto irrinunciabile attorno al quale mettere in piedi un processo che aggreghi, più che unire sic et simpliciter, un territorio e le sue amministrazioni protese a costruire, insieme ad un nuovo modello di sviluppo, servizi efficienti e migliore qualità della vita. Sarebbe troppo banale stroncare il tentativo rifugiandosi dietro la superficiale considerazione che l’Udc ha perso consistenza e dunque non è nelle condizioni di sostenere lo scontro con i democratici. Non è questo il punto e del resto, ripetiamo, quella stagione è finita. Si tratta invece di raccogliere la sfida e riprendere il cammino con la consapevolezza che fare da soli, perché l’altro è infido, non porta da nessuna parte. De Mita cerca il dialogo con gli altri amministratori, lo sollecita, ne fa, in sostanza, l’unica strada per dare peso e speranza ad un territorio, altrimenti condannato alla marginalità. Un discorso che vale per la questione delle aree pilota ma anche per la vicenda delle trivellazioni. Su questo aspetto ha insistito anche il Governatore Stefano Caldoro. La sua presenza in Alta Irpinia è più che un gesto formale, di cortesia rispetto all’invito di De Mita. Il Presidente della Regione non si è sottratto, ha ascoltato le istanze degli amministratori, ma poi ha spiegato su quali capisaldi dovrebbe e potrebbe sorgere un dialogo fecondo tra enti locali e istituzioni regionali. Non è più tempo della paura - ha spiegato - ma quello delle scelte che condizionano anche i livelli superiori. A condizione di essere compatti ed avere in testa un modello di sviluppo dal quale non si deroga. Guai - ha ammonito - a lasciare vuoti, chi governa non se lo può permettere. Le trivelle incombono e comincerebbero ad agire qualora non trovassero una situazione consolidata e non modificabile. Caldoro lo ha detto a chiare lettere nell’ultima parte di un intervento di ampio respiro nel quale ha toccato anche le questioni che riguardano il rapporto con l’Europa e quello con il Governo. Da questo punto di vista l’idea di introdurre un vincolo interno nella Costituzione che riduca progressivamente il divario nel Pil tra regioni del Nord quelle del Mezzogiorno è un tema sul quale gli altri governatori del Sud dovrebbero riflettere. E’ questa l’ora delle grandi sfide e non delle sterili polemiche. C’è una grande opportunità per un pezzo del territorio e non coglierla vorrebbe dire non avere più nemmeno il diritto a lamentarsi. Claudio Papa
(sabato 30 agosto 2014 alle 09:00)
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