Istruzione di massa e mercato del lavoro (di M.Giugliano)
* * Di Mimmo Giugliano

Da una ventina d'anni, il numero di persone laureate é in costante aumento in tutto il mondo. La promozione della formazione universitaria non é sempre la panacea contro la disoccupazione giovanile.
L'istruzione superiore non é più il sistema selettivo ed elitario di una volta, é diventata un mercato di massa globale. La percentuale di adulti con un livello di istruzione terziaria (Università o scuole equivalenti) è aumentata di oltre il 10% negli ultimi dieci anni in tutti i Paesi membri dell' Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Negli ultimi decenni, numerosi governi hanno migliorato le opportunità d'istruzione terziaria per i propri cittadini, aumentando i finanziamenti alle Università ed armonizzando il sistema dei diplomi universitari, come ad esempio nel quadro del sistema di Bologna in Europa. In molti Paesi si è infatti convinti che esista uno stretto legame tra istruzione, occupazione, guadagni. Ma fino a che punto è sensato promuovere un alto livello di istruzione per vasti strati della popolazione? La presenza di un grande numero di persone con una formazione terziaria non coincide necessariamente con le esigenze di manodopera del mercato. Molti laureati delle scuole universitarie rischiano praticamente di non trovare un lavoro o di essere considerati troppo qualificati per svolgere determinate attività. L' aumento degli studenti delle scuole terziarie, provoca un aumento dei costi nel settore dell' educazione e un graduale spostamento dei finanziamenti dal pubblico al privato. Inoltre, vi è il rischio di spingere molti giovani a fare sacrifici per raggiungere un alto livello di formazione, senza poi poter trarre alcun beneficio finanziario dai diplomi ottenuti.
Questo problema è particolarmente significativo, se si considera lo squilibrio tra l'aumento degli studenti delle scuole universitarie e l' ondata di disoccupazione giovanile che ha colpito l' Europa dopo la crisi finanziaria del 2008 (oltre il 50% in Italia). Generalmente si considera che un alto livello di istruzione aumenta la possibilità di trovare un lavoro. Se così fosse, i Paesi con una grande percentuale di laureati dovrebbero avere meno disoccupazione giovanile. Ma ciò non corrisponde alla realtà. Il tasso di disoccupazione è misurato tenendo conto del numero di giovani che non hanno un lavoro e non seguono uno studio o una formazione pratica. Qualche differenza la fa l' apprendistato che favorisce una integrazione nel mercato del lavoro. Il fatto di dare ai giovani un' ulteriore formazione sembra essere importante nella lotta contro la disoccupazione giovanile. Se l' istruzione universitaria è diventata un mercato di massa nel corso degli ultimi decenni, l' istruzione professionale fornisce una chiara alternativa. L' Unione Europea ha recentemente lanciato una serie di iniziative destinate a promuovere la formazione professionale.
Osservo che i Paesi con un sistema di apprendistato duale, vale a dire Austria, Danimarca, Germania e Svizzera, mostrano una transizione molto piu' agevole dalla scuola al lavoro e una minore disoccupazione rispetto ad altri Paesi. In Italia, speriamo bene.
*Cgil Valle Caudina
(mercoledì 27 agosto 2014 alle 18:09)
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