Il diritto alla salute leso da ticket e liste d’attesa (Melchionna)
* * Di Mario Melchionna*

La Commissione Bilancio e Affari Sociali della Camera ha appena pubblicato una impietosa indagine sul Sistema Sanitario Nazionale, rilevandone profonde inadeguatezze e storture. La più sorprendente riferisce di oltre 10 milioni di italiani che per curarsi si affidano a cliniche private o comunque pagano visite specialistiche, esami, interventi. Potremmo chiamarli dei fortunati, appartenenti alla classe sociale abbiente, che può permettersi un’assicurazione integrativa che paga il conto del chirurgo, la tac senza attendere mesi, il ticket esoso del farmaco salvavita così come accade in Campania.
E’ soprattutto l’applicazione del ticket che sta escludendo dal diritto alla salute e alle cure le fasce più deboli e fragili. Gli altri non hanno problemi a comperare di tasca propria un farmaco che non viene passato dal Servizio sanitario, o mettere mano al portafoglio quando si presenta l’indegno dilemma di aspettare per mesi una visita o un esame o pagare per ottenerli in tempi utili. Sono più di 30 miliardi di euro l’anno che gli italiani sborsano (in Campania una delle percentuali più alte d’Italia per il pagamento ticket), ma gli altri milioni di Italiani ( e quindi anche gli Irpini…e i Sanniti…) che non possono pagare, che fanno? Rinviano la visita o non fanno l’intervento.
Oltre all’esosità del ticket, la causa prima di questa situazione drammatica sono le liste d’attesa, che continuano a rimanere intollerabili. E di fronte alla fatidica domanda “c’è da aspettare sei mesi, cosa decide?” i cittadini, irritati e angosciati, ricorrono alle prestazioni ospedaliere che i medici svolgono in regime di libera professione all’interno dell’ospedale stesso. E’ chiaro che tutto va verso lo smantellamento dei principi che hanno fatto del sistema sanitario italiano uno dei migliori d’Europa e si corra velocemente verso la privatizzazione del sistema sanitario e allora saranno i meno abbienti a diventare vittime innocenti di un’ingiustizia intollerabile. Perché, la maggioranza dei cittadini (lavoratori dipendenti, pensionati e lavoratori precari), quelli con reddito medio-basso ai quali il fisco preleva dalla busta paga o dalla pensione quanto basta e avanza per pagare la sanità, la sanità l’hanno già pagata.
La Cisl ritiene che non si può continuare a fare azioni soltanto di depotenziamento e declassamento delle strutture ospedaliere in Irpinia e nel Sannio, la chiusura delle farmacie distrettuali che creano disagi alle migliaia di persone ammalate costrette a fare chilometri per prendere un farmaco, il blocco del turn over che costringe Medici, Infermieri e tutto il personale sanitario a turni massacranti e sottoposti a una fatica e uno stress sovraumani per garantire i servizi ai cittadini e corrispondere al meglio ai bisogni dell’utenza. Occorre reinvestire gli utili ricavati dalle gestioni finanziarie, che ammontano a diversi milioni di euro, per rafforzare e garantire l’efficienza della rete sanitaria sul territorio Irpino e Sannita. La Cisl ritiene che sia giunto il momento di voltare pagina in questa Regione per quanto riguarda la sanità, serve un maggiore senso di responsabilità e competenza da parte dei Rappresentanti Politici e Istituzionali. Il diritto alla salute dei cittadini è sancito nella Costituzione Italiana e non può essere interpretato come una concessione da parte di qualche Direttore Generale o del Politico di turno.

*segretario Cisl Irpinia Sannio
(venerdì 8 agosto 2014 alle 16:32)
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