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Centrosinistra: quando manca il sostantivo, proliferano aggettivi!
* *di Giuseppe Moricola
« Anche ad un cronista politico, notoriamente attento, può capitare qualche volta di sbagliare l’attacco del pezzo. Complice la confusione che regna sovrana nel quadro politico irpino, si può rischiare di cadere in semplificazioni che sconfinano in equazioni dal vago sapore qualunquistico. E’ quello che viene fuori dall’articolo di Claudio Papa sul centrosinistra che, dalle nostre parti, assurge a metafora pirandelliana di uno, nessuno e centomila. Da qui la necessità di aggettivarlo, per dargli sensoe sostanza. La storia politica locale, in effetti, ci consegna la parabola di un qualcosa che tutti nominano e nessuno vuole e chi lo vuole, quasi sempre lo vuole alle sue condizioni. Ci può stare la critica, se però, non si ricorre all’antinomia con le larghe intese e ad esse, nella loro presunta neutralità, si attribuisce un valore taumaturgico rispetto ai problemi del nostro territorio. Francamente non mi pare che le larghe intese invocate dal segretario provinciale del PD e vogliosamente fatte proprie daSibilia e De Mita abbiano questo quid salvifico. Prendiamo l’Ato rifiuti. Si mette in piede l’ammucchiata, prima ancora che si avvii una discussione impegnativa e preventiva su che fare. Il presidente in pectore, Foti, così può parlare di un possibile reingresso nell’”affare” rifiuti dei privati, trovando ascolto e compiacimento soltanto nel presidente degli industriali, mentre c’è una levata di scudi dei sindacati e di chi ha sostenuto l’idea della provincializzazione e del gestore unico del ciclo dei rifiuti. Allo stesso modo si vuole procedere per la Provincia, un ente declassato in termini di rappresentanza politica, ma niente affatto cancellato rispetto a gran parte delle sue tradizionali attribuzioni. E solo perché derubricato ad ente di secondo livello, deve consegnarsi a larghe intese tra partiti silenti su che fare, ma pronti a intrupparsi nella cabina di comando? Insomma non mi pare che le larghe intese abbiano un tasso di inutilità minore di quello che si vuole attribuire ad un centrosinistra di cui si sono perse, per merito del PD provinciale, da molto tempo le tracce. Il fatto è che le larghe intese, ad Avellino, come a Roma, sono il risultato della incapacità della politica di fare ciò che dovrebbe, cioè governare. Tutti insieme, neanche troppo appassionatamente, uccide l’essenza stessa della politica e crea, come stiamo vedendo, le condizioni anche istituzionali per menomare la democrazia che della politica dovrebbe essere il necessario condimento. Per questo instiamo sul sostantivo centrosinistra, perché nelle nostre intenzioni, esso dovrebbe rappresentare interessi, priorità ben individuati che si declinano attraverso un principio di responsabilità e coerenti azioni di governo. Aver perso di vista da parte del PD questa elementare missione ci ha consegnato alla palude delle larghe intese dove i numeri sono inversamente proporzionali alla capacità di fare squadra e produrre governo. Solo a quel punto e, per forza, abbiamo bisogno di aggettivare il centrosinistra – alternativo, di cambiamento, di qualità- per segnalare la nostra indisponibilità, come SEL, a seguire, come pure di recentemente ha fatto qualcuno dalle nostre parti, le convenienze del momento. Non si tratta di rimanere romanticamente attaccati ad una idea, ma piuttosto di contrastare la deriva per cui non il centrosinistra, ma la politica tout court diventi inutile. Né a queste affermazioni abbiamo inteso dare il carattere di un semplice proclama, assurgendo a ruolo di vestali di un tempio in disfacimento. Noi ad Avellino ed in Irpinia a quegli intendimenti abbiamo fatto seguire scelte precise, inequivocabili, alternative ai calcoli di bottega praticati dagli strateghi di via Tagliamento. Tra i tanti aggettivi, potremo intestarci quello di essere coerenti. Lo saremo anche per le prossime scadenze, a partire dagli assetti da dare alla provincia voluta da Renzi e Del Rio. Il centrosinistra rimane la nostra stella polare, perché nella girandola di aggettivazioni, lo riteniamo semplicemente necessario. Ovviamente in questi anni a furia di inseguirlo siamo diventati esigenti e non è detto che se il PD volesse per le regionali riesumarlo, ma con la testa e i piedi ben piantati nella filosofia che adesso lo sospinge a vele spiegate verso le larghe intese, ci trovi disponibili. Per averlo già fatto, non ci costerà dire ancora no e lavorare, ancora una volta ad un centrosinistra alternativo. D’altra parte non mi pare che SEL di Avellino sia l’ultimo avamposto giapponese. Da Bologna alla Calabria, il bonapartismo renziano pare stia producendo i necessari anticorpi per ripensare al centrosinistra, anche senza il PD».

* dirigente provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà
(sabato 26 luglio 2014 alle 12:11)
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