La Malzoni, la commedia dell'assurdo e le scomode operazioni verità
* *Ciò che è accaduto alla clinica Malzoni rappresenta l’ultimo atto di una guerra, a questo punto nemmeno tanto strisciante, tra la guida politica del Comune capoluogo ed i vertici amministrativi dell’Ente. Al di là di quelle che possono essere le possibili responsabilità della Malzoni stessa, circa l’eventualità di un ritardo nella presentazione del progetto di adeguamento, ciò che sconcerta è l’assoluta incomunicabilità che regna sovrana a Palazzo di Città. Una storia vecchia e della quale abbiamo già diffusamente parlato. E’ stato toccato il fondo e non si riesce a risalire. E’ andata in scena, nell’assordante silenzio dell’amministrazione, della maggioranza, e stavolta pure dell’opposizione, una rappresentazione da teatro dell’assurdo dove il dirigente, nell’ambito delle sue prerogative, firma un provvedimento senza informare il sindaco che viene scavalcato e costretto a dichiarare pubblicamente il proprio stupore.
Se ci fossimo fermati qui avremmo potuto almeno stigmatizzare il comportamento della dottoressa Cortese, non fosse altro che per il mancato rispetto del “galateo istituzionale” (chiamamolo così). Ma al Comune non vogliono farsi mancare nulla e quindi non poteva finire qui. La dottoressa Cortese, da noi interpellata , ha spiegato le ragioni che l’hanno indotta a firmare il provvedimento, ma ha ammesso anche la difficoltà ad interloquire con il sindaco. E c’è di più. La stessa dirigente ha aggiunto che la relazione dell’Asl le è stata trasmessa dallo stesso sindaco, massima autorità sanitaria sul territorio cittadino, il quale avrebbe potuto, invocando la tutela della salute pubblica, anche decidere in un altro modo. Fermarsi al chi ha ragione e chi ha torto non serve a nulla. La verità è che questa storia deve finire una volta per tutte. E’ impossibile amministrare un ente se la sinistra non sa quel che fa la destra o, peggio, fa addirittura il contrario. Se si è arrivati, ripetiamo, al netto degli eventuali ritardi della Malzoni, a questa nuova sospensione delle attività vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Non è la prima volta e, di questo passo, non sarà nemmeno l’ultima. Ecco allora che rimettere sui binari giusti il rapporto tra parte politica e parte amministrativa assume i contorni della priorità, ben più urgente di un semplice rimpasto. Se non si vuole affrontare, tra l’altro con la ferma volontà di risolverlo, il problema è bene dirlo subito. Perché le tanto sbandierate “operazioni verità” non possono mai essere separate da gesti forti, da atti di rottura rispetto al passato. Gesti anche definitivi se ci si rende conto di non essere in grado di portarle avanti. Soprattutto se c’è qualcosa di più grande che lo impedisce.
Claudio Papa
(venerdì 6 giugno 2014 alle 00:30)
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