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Isochimica: la morte di Luigi non grida vendetta, chiede giustizia
* * Oggi, un anno fa, moriva Luigi Maiello. Un nome che prima del 14 febbraio del 2013 non avrebbe detto nulla a nessuno, se non ai suoi amici, alle amate figlie, alla moglie, al nipotino. Oggi il nome di Luigi Maiello attende di essere pronunciato a gran voce in un’aula di Tribunale. Luigi è uno dei troppi "morti di lavoro" che questo Paese ancora conta quotidianamente. Luigi è uno dei 333 ex operai Isochimica. Il numero 13 della triste e lunga lista di dipendenti di Elio Graziano deceduti fino ad oggi, almeno 15 stando alle cifre ufficiali. Il suo assassino ha un nome preciso: si chiama amianto. Lo ha stabilito un lungo e accurato esame autoptico eseguito sul suo corpo.
La vita di Luigi, come quella di Alfredo, di Vittorio, di Alberto e di tutti gli altri, è una vita barattata da più mercanti. Da chi scelse il profitto a scapito della salute. Da chi pur di far mangiare il popolo dei terremotati affamati di lavoro permise l’insediamento di quella azienda. Da chi doveva vedere, ma la vista offuscata dalle gioie calcistiche dell’Avellino in serie A non glielo permise. Da chi non scelse di stare dalla parte dei suoi compagni, ma preferì per sé il ruolo di kapò in quei polverosi capannoni.
Luigi intanto è morto. Forse il suo datore di lavoro neanche si ricordava il suo volto. Per fortuna non lo hanno dimenticato i suoi amici, quei colleghi con cui all’inizio mangiava "pane e amianto" inconsapevolmente. Il suo nome, come quello di tutti gli altri, è scalfito su una targa affissa nel giorno della Liberazione davanti alla fabbrica della morte: A perenne ricordo delle vittime dell’amianto e del profitto contro l’omertà e l’indifferenza. Omertà e indifferenza che oggi, solo grazie alla lotta sua e degli altri operai Isochimica, sono stati spazzati via. Luigi è morto e nessun processo, nessun risarcimento lo restituirà all’affetto della sua famiglia. E’ morto nel giorno di San Valentino, il peggiore dei giorni per andarsene. Accanto a lui la sua fortuna, una moglie dolce e premurosa che gli ha tenuto la mano fino all’ultimo. E da quella mano Antonietta ha raccolto un testimone importante, quello della memoria attiva. Lo ripete sempre la signora Antonietta, instancabile, con un viso che non nasconde mai i segni lasciati dall’ingiustizia subita. «Bisogna che chi ha responsabilità paghi. Bisogna pensare agli operai ancora vivi. Lo Stato deve essere dalla loro parte». Antonietta insomma, nonostante tutto quello che ha passato, nella giustizia e nello Stato ci crede ancora. Speriamo non resti delusa e che possa presto sentir pronunciare il nome del suo Luigi in un’aula dove c’è scritto la legge è uguale per tutti. Anche per gli operai Isochimica.
Il Ciriaco
(venerdì 14 febbraio 2014 alle 08:37)
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