Tangredi, l'Otello Celletti vittima della "civiltà" avellinese
* *Per diventare un personaggio in una città piccola come Avellino ci vuole poco, sia in senso positivo che negativo. E il nostro capoluogo di “simboli” ne ha molti. Luigi Tangredi era indubbiamente uno di questi. Negli anni Novanta divise l’opinione pubblica in due, senza possibilità di sfumature, tra chi lo apprezzava e chi lo detestava. Il tutto focalizzato, ovviamente, sul modo in cui svolgeva la sua missione: far rispettare le norme da buon vigile urbano. Tangredi ci riusciva benissimo. Non passava giorno in cui non elevasse contravvenzioni per qualsiasi infrazione commessa al codice della strada. Scooter sequestrati, auto multate. Quando in giro c’era lui, non era possibile commettere ”peccati veniali”. A molti piaceva il suo operato, altri lo contestavano apertamente. «Ci vorrebbe più flessibilità» sostenevano questi ultimi.
Un’intransigenza che finì per alimentare leggende sul suo conto. Dal «ha multato anche la mamma» passando per lo scooter del figlio sequestrato. Fantasie o realtà, cambia poco. Per i suoi sostenitori, tutti punti a suo favore. L’inflessibile che non ammette favoritismi, anche se si tratta della mamma. Per i suoi “detrattori ” era l’ennesimo modo per infangarlo.
Contraddizioni tipicamente italiane, queste, che ricordano lo spaccato storico di Luigi Zampa, in cui si narrano le vicende del vigile Otello Celletti, interpretato da Alberto Sordi e finito nei guai per aver multato il sindaco del suo Comune. Anche l’intransigenza del “Celletti avellinese” non resterà impunita. Si comincia con una raccolta firme contro il vigile dal pugno di ferro e si finisce con Tangredi promosso a lavoro d’ufficio. In realtà si trattò di un escamotage per toglierlo dalla strada e proteggere gli automobilisti avellinesi. In fondo Tangredi è rimasto vittima di una comunità che non vuole crescere, che guarda con ammirazione la civiltà delle altre città, ma che non si priverebbe mai del parcheggio in doppia fila. Che ha sempre considerato il marciapiede come l’ideale piazzola di sosta o il posto riservato ai disabili come quello spazio buono per il primo che arriva. Una città dove le regole valgono per lamentarsi degli altri che non le rispettano, ma solo perché lo hanno fatto prima di noi. Una città che riesce a vanificare il lavoro quotidiano della Polizia municipale perché Avellino necessiterebbe di un vigile per ogni strada, 24 ore su 24.
La sua ”promozione” fu la sconfitta civile della nostra comunità, talmente assuefatta al suo indecoroso modo del vivere sociale che preferì “festeggiare” di fronte all’estromissione dalle strade del vigile di ferro, piuttosto che rendersi conto di aver perso l’occasione buona per cominciare a crescere.

Marco Imbimbo

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(martedì 11 febbraio 2014 alle 13:17)
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