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Domenico Fraternali e il sogno di una Avellino disegnata a mano
* *«E' la nostra città/una città piccola/e non ci passano i tram/ma/ci passa il fiume/e sopra il fiume le foglie/e sopra le foglie il sole/che di novembre è un attimo/come di ferro lucido/delle città importanti/dove ci passano i tram». Cantava Gianmaria Testa ne “La nostra città”. E incrociando questa lirica con il tratto leggero dei disegni in china, dei bozzetti o dei manifesti illustrati nella quadricromia con oro delle Arti Grafiche Iacelli, esposti da ieri nel foyer del Teatro “Carlo Gesualdo”, si può provare ad immaginare Avellino, la “sua” città sognata da Domenico Fraternali, il padre dell’Urbanistica irpina, scomparso nel 2012. Lui, nato in provincia di Agrigento, ma di origini marchigiane, la famiglia era di Pesaro-Urbino, a 10 anni si trasferì in città per seguire il lavoro del papà Fernando, e di Avellino se ne innamorò, a tal punto da voler diventare ingegnere, urbanista, politico e tecnico, ma anche artista ed intellettuale. Alla retrospettiva, fortemente voluta dal presidente dell’Istituzione Teatro comunale Luca Cipriano, che l’ha scelta per inaugurare la terza stagione del progetto “Arte in Scena”, hanno partecipato il professor Francesco Barra, l’ingegnere Mario Perrotta, la moglie di Mimì, Orsola Fraternali e tanta, tanta gente che ha voluto rendere personalmente omaggio ad un poeta del disegno urbano e della progettazione edilizia. In sala c’erano gli amministratori locali di ieri e di oggi. Forse anche quelli che dalla lezione di Domenico Fraternali, proveranno a guidare i processi architettonici, sociali e culturali dell’Avellino del futuro. C’era Antonio Di Nunno a cui la città tributa sempre un caloroso abbraccio ad ogni uscita pubblica, l’ex presidente del consiglio comunale Antonio Gengaro, la famiglia di Domenico, in testa il figlio Fernando, ma anche assessori della giunta attuale con il sindaco Paolo Foti e l’assessore all’Assetto urbano Roberto Vanacore, diretti interessati da quella “vision” romantica, appassionata, innovativa e realistica che Fraternali fa del centro antico di Avellino.
Le regole auree dello studio tecnico e antropologico di Fraternali sono le stesse che oggi potrebbero salvare la nostra città: Stop alla cementificazione delle colline. Riqualificazione dell’esistente. Rispetto per l’ambiente e il territorio. Comunione con gli abitanti, la storia e gli usi dei contesti urbani. Un'idea di città integrata in ogni sua parte. Temi tracciati negli anni ’70, ragionati in seno al primo Ufficio di Piano, istituito al Comune di Avellino e formato da giovani professionisti, linfa vitale per rinnovare l’assetto urbanistico della città, ma che ad oggi sono di una scioccante attualità dal momento che i problemi riscontrati da Fraternali, persistono ancora sul tessuto urbano e nelle pieghe politiche ed imprenditoriali della città.
Pertanto, quella di ieri al “Gesualdo” più che una commemorazione verso la figura di un padre dell’urbanistica, è stato il viaggio in un tempo che è stato, in cui la città la si disegnava con la matita, a mano libera, per essere liberi di sbagliare, ma anche responsabilizzati sul futuro della città in cui si è deciso di mettere le tende e si vuole far crescere i propri figli. Forse, la lezione più importante lasciataci da Domenico.
(sabato 1 febbraio 2014 alle 12:02)
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