Prove di disgelo, tra urbanistica, grandi opere e identità perdute
* *Riparte dal Circolo Foa la missione del sindaco Paolo Foti per ricompattare le tante anime che vivono all’interno del Partito democratico fuori e dentro palazzo di Città. In realtà parte da un invito, quello inoltrato da Giovanni Bove e Francesco Todisco a cui il primo cittadino ha risposto in maniera affermativa, concedendosi un ritorno alle origini, a quando da dirigente cittadino della Diccì, in via Carlo Del Balzo ci andava per discutere con i compagni del Piccì. Un’era politica fa. Adesso le due anime convivono, spesso sopravvivono a stento all’interno del Partito democratico e, in occasioni di temi come l’Urbanistica, le grandi opere infrastrutturali, i servizi e una mobilità più ampia e sostenibile, sono quasi obbligate a confrontarsi. Foti dirà di essere arrivato in sezione per «riallacciare un colloquio con una parte del Pd che non per sua responsabilità si era interrotto». Bove e Todisco apprezzano. «Ormai è acqua passata». Ma l’acqua, però, quella che passa, attraversa una città ancora immobile che Caterina Barra sintetizza alla perfezione: «Avellino sembra uscita da poco dal terremoto». Di fronte a questa istantanea, importa poco lo stanco refrain sulla «discontinuità» invocata per mesi dalle due sponde dello stesso fiume, finito ai margini della hit parade cittadina. Ora è indispensabile che la «giunta “terza”», come l’ha definita Foti, faccia vedere di che pasta è fatta e si confronti con i contributi politico-programmatici come quelli lanciati dal Circolo Foa e sintetizzati in un documento.
Pane per i denti di «una giunta "terza" e non tecnica, senza condizionamenti e scelta per entrare nella macchina comunale senza preconcetti e pregiudizi» che solo per questo è giustificata nel commettere i propri errori e che adesso è chiamata ad esplicitare i suoi malumori. «La politica non può essere lasciata da sola. Dirigenti e Rup facciano il proprio dovere» ha detto Caterina Barra. Bene. Si arrivi allora ad una graduatoria di chi fa cosa e come e si vada avanti con chi ha gli stessi obiettivi dell’amministrazione. Si deve avere questo coraggio se si vuole raggiungere l’obiettivo e non trasformarsi in tanti Sisifo, impegnati a spingere l’enorme zavorra facendo credere a tutti che si sta procedendo nella giusta direzione. La fase di studio dell’avversario, che in questa occasione è la condizione di sofferenza della città intera, ad ogni livello, è davvero finita.
E allora, ben venga il tentativo di chiarificazione avviato da Foti nel pomeriggio. «Il parcheggio di Piazza Libertà non si farà». Il restyling della piazza si trasformerà in un restauro volto a valorizzarne l’assetto esistente, leggasi fontane monumentali e quinta nobile, liberandola dall’odioso traffico in cui è stata relegata. «La Collina della Terra sarà il vero gioiello della città» e la «Dogana, riscattata a poco più di 400mila euro, sarà trasformata in una borsa delle eccellenze con annesso ridotto del Gesualdo da un centinaio di posti». O anche, «aprirsi all’Adriatico e allo stesso tempo sviluppare il collegamento naturale con Salerno», e battere cassa con l’Azienda Ospedaliera Moscati «per recuperare l’ex ospedale di viale Italia e la sua area di sosta per la cittadella giudiziaria e strappare all’abbandono quel quartiere» e fare un pensierino sulla struttura dei Pennini, per dislocarci qualche funzione amministrativa in modo da decongestionare il centro città.
L’azione dell’amministrazione comunale dovrà, pertanto, essere accompagnata da una «revisione critica del piano urbanistico comunale» come ha sottolineato nuovamente l’assessore Roberto Vanacore che, pur considerandolo di grande spessore e profondità va «analizzato punto per punto in base alla sua attuazione, alle sue previsioni e ad una condizione diversa rispetto al 2008, individuando modifiche e perfezionamenti che possano consegnarci una città capace di raggiungere questi obiettivi».
Troppi gli argomenti messi sul tavolo e così poco tempo per affrontarli tutti, verrebbe da dire, ma questo è il rischio che si corre quando il confronto è stato a lungo disatteso. Argomenti che rientrano tutti sotto un ampio ombrello, però, quello della questione identitaria sottolineato da Francesco Todisco che da padrone di casa ha chiuso i lavori. «I cittadini devono potersi riconoscere nella propria città e la questione identitaria pone in sé le questioni della memoria storica e della mobilità, dell'immagine e dei servizi di una città. Una identità resa flebile e poco riconoscibile a causa di dieci anni di scollamento tra Avellino e gli avellinesi che vanno definitivamente archiviati».

Gerardo De Fabrizio
(venerdì 17 gennaio 2014 alle 22:08)
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