Di inquinamento, degrado urbano, indifferenza e domeniche ecologiche
* *Con 50 sforamenti registrati in via Colombo e 39 nei pressi del V Circolo si è chiuso il 2013 di Avellino, l’anno che ha sancito il ritorno prepotente in città dell’inquinamento atmosferico. Tutte e due le centraline hanno segnalato superamenti delle polveri sottile ben oltre il limite consentito da una legge, ancora blanda, che non si è del tutto armonizzata con i parametri europei. La legge numero 155 del 2010, infatti, ammette fino a 35 sforamenti annui, con un valore massimo di presenza di micro particelle inferiori ai 10 micron, le famigerate Pm10, di 40 microgrammi per metro cubo. Limiti che sono provvisori e che dovranno essere ridotti quasi della metà entro il 2015. Questo almeno nelle richieste del legislatore europeo. Intanto la città è tornata nella morsa delle polveri sottili e anche l’anno nuovo è iniziato sulla falsa riga del precedente dal momento che la centralina di via Oscar D’Agostino, al 2 gennaio aveva già fatto registrare il primo superamento giornaliero dell’anno. I dati più allarmante, però, sono quelli che non si possono leggere o che non ci sono. Infatti, la centralina in questione non rileva da oltre un anno la presenza di Pm2.5, di Ozono e di Benzene nell’aria. Nello schema redatto dalla Rete regionale di Monitoraggio della Qualità dell’Aria a cura dell’Arpa Campania, nella casella destinata a questi ultimi elementi inquinanti si scorge un semplice * che rimanda ad una voce nella legenda: analizzatore non presente.
Discorso diverso vale per la centralina installata all’interno delle mura dell’ex Ospedale “Moscati” che ha in pratica, smesso di funzionare il 30 dicembre scorso, giorno del 50esimo sforamento giornaliero di Pm10.
Incrociando questi dati la situazione non sembra proprio essere sotto controllo. Anzi. E’ lecito anche chiedersi come mai le due centraline in questo momento di grandi superamenti lavorino a singhiozzo e non con tutti gli analizzatori in dotazione.
Il Comune di Avellino, che non riporta questi dati sul proprio sito istituzionale, sembra non essere preoccupato della situazione. L’unica iniziativa che verrà messa in campo, pare da qui a poco, riguarderebbe le domeniche ecologiche. In pratica una riedizione delle domeniche di austerity in salsa ambientalista. Soluzione che appare decisamente inappropriata, per una città capoluogo che non vive di turismo da fine settimana ma piuttosto di pendolarismo quotidiano da e per la Regione Campania. «A gennaio partire con le domeniche senza auto e poi vedremo se occorre pensare ad altre soluzioni» ha detto l’assessore all’Ambiente e al Traffico (che in una città sprovvista di una mobilità alternativa sembra quantomeno un ossimoro) Giuseppe Ruberto, ma per adesso non si è mosso ancora nulla.
E i cittadini di Avellino, capoluogo di una provincia che veleggia anche dal punto di vista ambientale sempre più in basso nelle classifiche sulla Qualità della vita, cosa dicono? Alla «irresponsabilità ci si educa nel tempo» scriveva qualche giorno fa lo psicologo Ugo Morelli, domani al Circolo della Stampa, per parlare proprio di mente, paesaggio e territorio, in un fondo ospitato da Il Mattino. Parla di «indifferenti che irresponsabilmente stanno al gioco» e nel nostro caso, non si indignano perché in città non esiste ancora un piano traffico e un piano sosta, che le Zone a traffico limitato non vengano definite e che le aree pedonali siano ridotte ad appena una trentina di metri per abitante. La denuncia di un figlio dell’Irpinia come Morelli, che adesso ha la fortuna di vivere a Trento, provincia vivibile per antonomasia, fa ancora più male perché è rivolta a chi pratica quell’attendismo che consegna le sorti di una città solo ed esclusivamente a chi prova a governarla. Il caso portato alla ribalta negli ultimi giorno da Telenostra che ha documentato il degrado del parco cittadino di piazza Kennedy, è la spia di tutta questa analisi. I cittadini nicchiano, le cattive abitudini spadroneggiano, la città si deprezza e chi ci abita è costretto a sopravvivere in un ambiente ostile, per nulla amico dei pedoni, dei giovani, in cui proliferano gli interessi di casta in spregio al paesaggio e a quel civismo che ormai in città sembra essersi definitivamente smarrito. «L’assordante rumore della società civile» sottolineato qualche mese fa dal procuratore Rosario Cantelmo parlando dell’area dell’ex Isochimica e degli abitanti di borgo Ferrovia è stata una miccia che ha fatto scattare l’orgoglio di un quartiere. In attesa che arrivi questo scatto di reni a salvare capra e cavoli anche nella quotidianità della città di Avellino, parcheggeremo le auto la domenica e aspetteremo che il vento spazzi via le polveri sottili e con esse le cattive abitudini da sotto casa.

Gerardo De Fabrizio
(venerdì 3 gennaio 2014 alle 18:41)
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