Donne e lavoro, D'Amelio e Lomazzo: occorre riscontro sul territorio
* *Innovazione dei modelli sociali ed economici per garantire alle donne uguali modalità di accesso al mondo del lavoro. «Siamo ancora lontani dall’obiettivo, ben vengano queste iniziative purché abbiano un riscontro strutturale e duraturo che coniughi l’Europa ai nostri territori e si crei una nuova coscienza civile che inneschi meccanismi che frenino l’esodo dal Mezzogiorno» a parlare è la Consigliera della Regione Campania e presidente Commissione Giovani e Disagio Rosa D'Amelio intervenuta questa mattina al Circolo della Stampa di Avellino al convegno dal tema “Donne, lavoro e famiglia: conciliazione e condivisione”, promosso dall’Associazione per la Formazione e l’Inserimento Lavorativo, iniziativa che si inserisce nel progetto: “Conciliazione & Condivisione per il benessere sociale, familiare ed aziendale: sperimentazione e diffusione di buone prassi sulla contrattazione di II livello” nell'ambito dell’Asse II del Por Campania FSE “Occupabilità”.
«Insieme alla consigliera Lomazzo ci battiamo da tempo per queste tematiche ma - aggiunge D'Amelio - purtroppo non abbiamo modificato molto e il tetto di vetro non è stato sfondato e sono le donne a pagare un prezzo altissimo per lavoro e qualità della vita».
«In due mesi abbiamo portato qui 3 milioni di euro grazie a due progetti approvati dalla Regione – sottolinea la consigliera provinciale alle Pari Opportunità Mimma Lomazzo – ma occorre fare il punto sulla reale ricaduta economica e occupazionale sul territorio, in termini di lavoro femminile e pari opportunità. Mi auguro che anche la prossima programmazione faccia di in modo di rifinanziare gli accordi di genere. L’impegno europeo deve essere accompagnato anche dal finanziamento. I dati li conosciamo, dobbiamo far decollare il nostro territorio. Dobbiamo cambiare registro e cogliere tutte le opportunità che vengono da Europa e Governo nazionale attraverso sistemi integrati». Concetto spiegato in apertura da presidente della As.For.in, Lorenzo Corona: «la rete deve servire a tutti – interviene - ogni progetto ha obiettivi specifici ma l’importante è che vadano tutti nella stessa direzione. Associazioni, Comuni, sindacati hanno come proprio tema specifico la conciliazione ma non ci sono passi in avanti perché è un tema spesso affrontato solo all’interno della propria organizzazione. Ecco perché fare rete consente di mettere insieme voci diverse e raggiungere risultati concreti».
Al centro della discussione, infatti, la contrattazione di II livello: «non a caso nella nostra rete ci sono sindacati e organizzazioni che - aggiunge il presidente - mettono insieme soggetti che non possono intervenire sulla contrattazione di II livello aziendale». Uno scenario decisamente poco incoraggiante per il mondo femminile: il 70% dei contratti atipici sono, infatti, donna. «La partecipazione attiva è un fondamentale fattore propulsivo che incrementa dinamiche economiche e culturali – interviene Raffaella Monia Calia sociologa As.For.In che ha fornito dati e statistiche sull’argomento -. L’Italia in Europa è quart’ultima nella classifica che misura le Pari Opportunità e se guardiamo al Sud la situazione è ancor peggiore. Eppure se le donne e gli uomini partecipassero alla stessa maniera al lavoro il Pil si innalzerebbe del 13%».
«La conciliazione è un tema trasversale che non riguarda solo le donne ma le aiuta ad affrontare con maggiore serenità lo stress per conciliare lavoro e famiglia – continua la sociologa – Per prima cosa dobbiamo incidere sul piano culturale partendo da un maggiore coinvolgimento dell’uomo nella cura della casa e della famiglia. Meglio avere due genitori che lavorano che la mamma a casa con il rischio di povertà per il bambino». L’idea è quella di creare un asse territoriale integrato fatto di 7 azioni progettuali che abbracciano la contrattazione II livello, la creazione di un osservatorio di ricerca, la mappatura servizi, la nascita di una linea telefonica rosa, l’apertura laboratorio di conciliazione e voucher educativi a donne in situazioni di svantaggio. Più pragmatico Costantino Vassiliadis Segretario provinciale Ugl di Avellino: «La realtà spesso è ben più difficile da gestire, molte donne dopo il primo figlio vengono indotte a lasciare il lavoro e spesso accade che sono due genitori a non lavorare. E’ la politica che non interviene a dovere, mancano i soldi per i servizi sociali e le donne sono costrette a rocambolesche imprese per cercare di conciliare vita lavorativa e familiare. Il fatto è che la società e il mondo del lavoro ancora non hanno riconosciuto il ruolo della donna né nel pubblico né nel settore privato. Le stesse donne sono convinte che si debba scegliere tra fare carriera e fare le mogli».

Ente capofila del progetto “Conciliazione & Condivisione per il benessere sociale, familiare ed aziendale: sperimentazione e diffusione di buone prassi sulla contrattazione di II livello” è AS.FOR.IN. Partner: CGIL Camera del lavoro territoriale di Avellino, UST Cisl di Avellino, CSP UIL di Avellino, UGL di Avellino, Comune di Montefredane, Comune di Nusco, Consorzio dei Servizi Sociali “Alta Irpinia” Lioni, Consorzio dei Servizi Sociali A/5 di Atripalda, C.N.A. di Avellino, ASI - Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale, API Irpinia di Avellino, Cooperativa Sociale Ambra Onlus Montemiletto, Cooperativa Sociale La Girella Onlus Avellino.
FdL
(giovedì 17 luglio 2014 alle 12:33)
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