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Quindici: i campi estivi di Libera. Iandolo, la gente venga a vedere
* *Quindici apre le porte ai volontari di Libera, associazioni beni e numeri contro le mafie per il campo “E!state Liberi” che da domani 30 settembre a venerdì 5 settembre vedrà nell’ex fortino dei clan Graziano e Cava quindici ragazzi provenienti da Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Marche e Basilicata a lavoro nei beni confiscati alla camorra. «I volontari – ha spiegato Anna Celotti responsabile del campo - arriveranno domani e saranno ospitati in una struttura messa a disposizione dal parroco di Quindici. A Villa “Cento Quindici Passi” i ragazzi visiteranno il cantiere di quello che diventerà il maglificio nell’antica dimora dei Graziano. Le attività si svolgeranno principalmente a Villa Cava. Sveglia alle cinque del mattino e poi via ai lavori di pulizia e ristrutturazione di quella che diventerà un centro di accoglienza». Durante il pomeriggio incontri di formazione sulla faida che ha insanguinato il Vallo di Lauro insieme al giornalista Giovanni Sperandeo, su racket ed usura con l’esperienza degli sportelli Sos Giustizia a cura di Marco Cillo e Pasquale Ciampa, sul riutilizzo dei beni confiscati insieme al referente di Libera Campania Fabio Giuliani. Saranno approfondite anche le campagne messe in campo dall’associazione fondata da don Luigi Ciotti, Miseria Ladra e Riparte il futuro presentate da Mariano Di Palma di Libera Campania, con gli interventi dei deputati irpini Valentina Paris e Giancarlo Giordano. Al Corpo Forestale e a Legambiente saranno affidati gli approfondimenti sui reati ambientali e sulle ecomafie, con la visita del Prefetto Carlo Sessa. L’ultimo giorno infine l’incontro con i familiari delle vittime innocenti delle mafie, Antonietta Oliva e Rosalba e Caterina Santaniello.
«Portare i ragazzi sui campi per fare azioni di volontariato – commenta Francesco Iandolo coordinatore provinciale di Libera – è un’idea vincente. Rientra in un percorso collettivo di riappropriazione dei beni confiscati a cui Libera lavora da anni. Quando i volontari rientrano nei loro territori portano lì i valori sperimentati sui beni confiscati, creando una rete nazionale utile anche a sfatare il mito che la mafia appartiene solo al Sud». Fondamentale interagire con la comunità locale: «per questo – continua Iandolo – delle attività si svolgeranno anche nel centro del paese, con la speranza che siano i cittadini di Quindici a venire da noi, interagire e confrontarsi». Solo così il cambiamento potrà diventare tangibile.
Ro.Fi.
(venerdì 29 agosto 2014 alle 12:59)
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